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Molossi cani pericolosi: come nasce il luogo comune

Quante volte avete sentito dire che “è un molosso, quindi è cattivo”? Troppo spesso! La cattiveria non è una questione di razza e la colpa, ancora una volta, è dell’educazione degli uomini non dei cani. I cani sono tutti buoni, sono gli uomini che li rendono "pericolosi".

Li definiscono ‘cani da combattimento’ e si contraddistinguono dagli altri cani per la potenza del morso e la resistenza al dolore. Sto parlando dei molossi, quel gruppo di cani molto spesso additati ed accusati, non correttamente, di essere ‘pericolosi’.


L’abito non fa il monaco (a volte si, ma non nel caso dei cani).La loro struttura è massiccia, hanno grandi teste, ma soprattutto grandi bocche e denti bianchi, la loro pelle è molto spessa ed elastica e le orecchie (quando non gliele tagliano) sono piccole e pendenti. 
La loro fama di cani aggressivi nasce forse dalla grande forza che ha il loro morso, che di certo non possiamo negare, ma ciò che conta è chiedersi perché un cane arrivi al punto di mordere e perché troppo spesso non vengono ascoltati i segnali che i cani danno prima di mordere!



Sono cani coraggiosi (molto coraggiosi), selezionati dall’uomo per controllare il territorio, proteggere la casa e i suoi abitanti, per collaborare con l'uomo e fare parte di un gruppo sociale. Troppo spesso questo loro aspetto fisico, legato anche alle scelte educative di coloro che li adottano, li rende un facile bersaglio del pregiudizio un tempo già ricaduto sul pastore tedesco che, forse grazie alla serie TV Rex, oggi sembra essere tornato il migliore amico dell’uomo.

Dimmi con chi vai… e ti dirò chi sei.

 Partiamo dal presupposto che le caratteristiche di razza non possono essere considerate l’unica spiegazione di un’ipotetica aggressione. Dobbiamo infatti chiederci come quel determinato soggetto sia stato cresciuto dai suoi proprietari: se l'educazione di questi cani viene fatta con metodi coercitivi, se il cane impara ed abituarsi a prendere delle strattonate, a competere invece che a collaborare, a sfidare invece che condividere, a mordere invece che utilizzare la comunicazione, e quindi a ‘fare la lotta' perdendo sempre, invece di vincere, di fare un 'tira e molla' in cui si vince tutti, di 'predare socialmente' con il suo proprietario. 
Si finisce dunque per allevare un soggetto che poi farà fatica a convivere con altri cani perché troppo socializzato o non socializzato correttamente e quindi si rischia di avere un cane che odia i cani perché marcio di stress e che diventa aggressivo verso le persone.



Posso assicurarvi però che qualsiasi individuo, uomo o cane che sia, cresciuto come prima descritto, in una vita di botte, strattoni, calci, perdita, ignorati, deprivati del loro essere cane  avrebbe il suo bel da fare nel tentare di essere calmo, collaborativo, comunicativo e sociale. 
Sono sicura che migliaia di proprietari di molossi siano pronti a darmi ragione nell’affermare con assoluta cognizione di causa che questo tipo di cani non ha nulla in meno rispetto agli altri. 
Chi li educa con la consapevolezza di avere a che fare con una razza più impegnativa sotto certi punti di vista (la mole, il peso, il morso, il carattere), si ritrova con dei veri e propri migliori amici desiderosi di collaborare, teneri e giocosi e amanti dell'uomo e dei bambini proprio come i tanto amati cani della pubblicità della carta igienica 
Insomma, bisognerebbe informarsi adeguatamente sulle caratteristiche di razza e sui percorsi educativi alternativi ai tradizionali, moderni, fatti di rispetto, comunicazione e fiducia prima di scegliere il proprio cane.
Non sono i molossi ad essere pericolosi, bensì i  proprietari sconsiderati che non ne comprendono le vere potenzialità e non ne sanno mettere in luce i molti aspetti positivi e preferiscono ‘vincere facile’ rinforzando alcune caratteristiche che poi non sanno gestire. Ed è per colpa loro che molti altri proprietari di queste razze si ritrovano a dover combattere contro i pregiudizi.



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