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L’importanza di scrivere a mano

Per secoli abbiamo seguito un percorso di apprendimento consolidato: prima la comunicazione orale, poi la scrittura e la lettura. Lo scrivere innesca un processo di sviluppo di alcune aree specifiche del cervello, stimolate dal movimento della mano. Passo dopo passo, si crea il collegamento fra un simbolo, un suono e il suo significato.

È quindi importante che un bambino abbia la possibilità di completare nel modo migliore questo percorso, esercitandosi nella scrittura in corsivo.


Negli ultimi anni è invece successo qualcosa che ha improvvisamente cambiato le abitudini. La tastiera del computer e lo schermo del tablet hanno fermato la secolare connessione fra il movimento della mano e la trasposizione della parola su un foglio.
Molti studiosi stanno lanciando un allarme: gli strumenti digitali vanno benissimo per gli adolescenti e gli adulti, ma per chi deve ancora maturare le aree cerebrali della scrittura, penna e matita sono insostituibili. «La situazione è preoccupante – dice la dottoressa Simonetta Marucci, medico in continuo contatto con il mondo degli adolescenti, occupandosi di disturbi del comportamento alimentare – e sarebbe necessario che quanto sta scaturendo da varie ricerche scientifiche sia comunicato durante i corsi di aggiornamento per insegnanti della scuola primaria. Il nostro cervello alla nascita ha già l’area per il linguaggio.
Ma l’area della scrittura si forma scrivendo. Si forma attraverso l’azione della mano.
Se non si scrive con la mano, i relativi circuiti neuronali non si formano. E se non si formano i codici di interpretazione dei suoni e delle lettere, non c’è la possibilità di leggere. La lettura dipende dalla scrittura. I neuroscienziati si raccomandano di non scavalcare questa fase di apprendimento strettamente connessa con la scrittura in corsivo a mano. Teniamo conto che addirittura lo scrivere a stampatello non ha la stessa efficacia, immaginiamo quindi che cosa può significare introdurre troppo presto, in età della scuola primaria, l’uso del tablet o la tastiera del computer.
Poi, quando ci si accorge che nascono dei disagi nell’apprendimento, si finisce per medicalizzare il bambino, mentre il problema potrebbe essere prevenuto. Introdurre gli strumenti digitali troppo precocemente – aggiunge la dottoressa Marucci – è equiparabile a sottoporre un bimbo all’allenamento per uno sport estremo, quando il piccolo deve ancora imparare a camminare. Le conseguenze possono essere pesantemente negative».
Quindi, il movimento della mano e l’apprendimento della scrittura in corsivo hanno un’influenza sullo sviluppo cerebrale molto superiore a quanto si potesse immaginare? «Oggi la ricerca – dice Simonetta Marucci – ci dà questa consapevolezza.
Ogni cultura ha il suo modello di scrittura e quest’ultima ha una grande influenza sullo sviluppo delle relative aree cerebrali. È dimostrato che il cervello di un cinese ha delle aree strutturate in modo diverso da quelle di un occidentale, perché la scrittura ideografica è diversa da quella alfabetica». L’allarme lanciato dai medici trova forte sostegno da parte dei grafologi, studiosi dell’interconnessione fra personalità e scrittura.

 «Purtroppo – dice Alberto Bevilacqua, grafologo a orientamento medico – stiamo andando verso l’impoverimento di una specializzazione che l’uomo ha acquisito nei secoli.
La scrittura è la massima specializzazione che l’uomo possa esprimere.
Scrivere è una manifestazione neurofisiologica e psicologica ed è per questo che il grafologo può coniugare tutte le discipline umanistiche e trarne degli spunti per arrivare a definire la persona in tutti i suoi aspetti. Il fatto che si scriva a mano sempre meno, può indurre la persona a perdere delle abilità».
Possiamo dire che per i più piccoli il digitale rischia di mandare in crisi un’evoluzione delle capacità di apprendimento?
«Si. Stiamo vivendo un’accelerazione improvvisa. Computer, tablet e smartphone sono una grande ricchezza se utilizzati in modo adeguato, ma possono essere fonte di problemi.
Dovremmo pensare – prosegue Bevilacqua – che riprendere pienamente il percorso della capacità di scrittura fin dalle prime classi scolastiche, privilegiando la scrittura in corsivo, significa ridare al bambino un’organizzazione, una capacità di coordinamento sia mentale che comportamentale. E questa è la premessa per la costruzione di una persona “integra”.

Anche da adulti dovremmo allenarci a scrivere una pagina al giorno. Sarebbe un modo prezioso per mantenere il cervello nel pieno del funzionamento».



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